Europa Meridionale

Eremi e rifugi di pietra: quando Blaca e Manasija raccontano storie di fede e solitudine

Eremi e rifugi di pietra: Blaca (Brač) e il Monastero di ManasijaScopri gli eremi e monasteri remoti d'Europa: l'Eremo di Blaca sulle falesie di Brač in Croazia e il Monastero di Manasija nella valle del Resava in Serbia.

Ci sono luoghi costruiti non per essere trovati, ma per resistere: alle invasioni, al tempo, all’indifferenza del mondo. Gli eremi e monasteri remoti dell’Europa medievale appartengono a questa categoria — strutture che sfidano la logica della posizione geografica e raccontano, pietra dopo pietra, storie di fede, isolamento e ingegno. Due di questi luoghi meritano un’attenzione particolare: l’Eremo di Blaca, aggrappato alle falesie dell’isola di Brač in Croazia, e il Monastero di Manasija, custodito nella valle del Resava in Serbia. Distanti tra loro per Paese, cultura e paesaggio, sono accomunati da una stessa logica: quella di chi sceglie il margine del mondo come centro della propria esistenza.

Blaca, l’eremo nelle falesie di Brač che comincia come rifugio

L’isola di Brač è famosa soprattutto per la spiaggia di Zlatni Rat e il suo marmo bianco, ma il lato meridionale dell’isola — tra Milna e Bol — nasconde qualcosa di molto diverso: un eremo del XVI secolo incassato nelle rocce, raggiungibile solo a piedi attraverso un sentiero che scende verso il mare. Pustinja Blaca, questo il suo nome in croato, non nasce come monastero. Nasce come rifugio.

Le origini di Blaca risalgono all’epoca in cui i preti glagolitici — sacerdoti che usavano l’alfabeto glagolitico, uno dei più antichi sistemi di scrittura slavi — cercarono riparo dalle invasioni ottomane. Trovarono una grotta, e da lì costruirono nel tempo un insediamento religioso vero e proprio. Nel corso del XVI secolo, Pustinja Blaca ottenne il permesso di edificare un monastero e una chiesa, trasformandosi progressivamente in una piccola comunità autosufficiente.

Quello che colpisce, ancora oggi, è la capacità produttiva di questo luogo apparentemente inaccessibile. I monaci coltivavano la terra circostante e producevano vino, olio d’oliva e miele, tanto da diventare una delle realtà economiche più solide dell’intera isola di Brač. Un fatto che ribalta l’immagine romantica ma passiva dell’eremita: chi viveva a Blaca lavorava duramente, e trasformava la pietra e la macchia mediterranea in risorse concrete.

Tra il XIX e il XX secolo, la gestione dell’eremo passò ai sacerdoti della famiglia Milicevic, che avevano una passione insolita per l’astronomia. Questo dettaglio — un telescopio in cima alle falesie di Dalmazia — dice qualcosa sull’identità plurale di Blaca: non solo luogo di preghiera, ma anche di osservazione e conoscenza. Oggi l’eremo ha lo status di bene culturale immobile protetto, e il sentiero che lo raggiunge è parte dell’esperienza tanto quanto le strutture stesse.

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Come raggiungere Blaca e cosa aspettarsi dal percorso

Arrivare a Blaca richiede un impegno fisico che va messo in conto. Il percorso a piedi parte generalmente dalla zona tra Milna e Bol e scende attraverso un paesaggio di macchia mediterranea, roccia calcarea e silenzio. Non esistono strade carrozzabili che conducano direttamente all’eremo: questo è, in un certo senso, il filtro naturale che ha preservato il luogo dall’affollamento di massa.

Il momento migliore per visitare Blaca è la primavera o l’inizio dell’autunno: il caldo estivo rende il percorso impegnativo, e il paesaggio in queste stagioni di transizione ha una qualità diversa — più silenziosa, meno frequentata. Chi arriva d’estate può considerare un’escursione in barca dalla costa, che permette di avvicinarsi alle falesie dal mare prima di risalire a piedi.

Manasija, la fortezza-monastero nella valle del Resava

A oltre mille chilometri di distanza, nella Serbia centrale, la valle del Resava custodisce un altro tipo di isolamento: non quello verticale delle falesie dalmate, ma quello orizzontale di una valle interna, lontana dalle rotte principali del turismo europeo. È qui che si trova il Monastero di Manasija, uno dei siti medievali più significativi dell’intera penisola balcanica.

Manasija fu costruito per volontà del despota Stefan Lazarević e successivamente coinvolse Đurađ Branković — figure centrali della Serbia medievale in un periodo di enorme pressione ottomana. Il monastero non è soltanto un luogo di culto: è anche una fortezza, con torri e mura difensive che testimoniano quanto la sopravvivenza spirituale e quella fisica fossero, in quell’epoca, due facce della stessa necessità.

Quello che rende Manasija uno degli eremi e monasteri remoti più interessanti da visitare in Europa orientale è la sua dimensione culturale. Il sito rappresenta un punto di sintesi tra arte, architettura e istruzione medievale serba — un luogo dove la fede si intrecciava con la produzione di manoscritti, con la formazione intellettuale, con la conservazione della lingua e dell’identità. Gli affreschi interni, pur parzialmente danneggiati dal tempo e dalle vicende storiche, restano una testimonianza visiva di quella stagione artistica.

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La Scuola della Resava — il movimento letterario e culturale che prese nome proprio da questa valle — ebbe in Manasija uno dei suoi centri. Non è un dettaglio secondario: significa che questo monastero, apparentemente remoto, fu per secoli un nodo attivo nella rete intellettuale dell’Europa medievale.

Perché visitare luoghi così lontani dalle rotte ordinarie

La domanda che molti viaggiatori si pongono davanti a mete come queste è legittima: vale la pena organizzare un viaggio specifico per raggiungere un eremo sulle falesie croate o un monastero in una valle serba poco conosciuta? La risposta dipende da cosa si cerca in un viaggio.

Gli eremi e monasteri remoti offrono un tipo di esperienza che le grandi destinazioni difficilmente possono replicare: il senso di arrivare da qualche parte, non solo geograficamente. A Blaca, la fatica del sentiero fa parte del significato del luogo. A Manasija, la distanza dalla costa adriatica e dai circuiti più battuti della Serbia turistica crea un contesto di visita completamente diverso — più lento, più concentrato, meno mediato.

Chi viaggia in Croazia e ha già visto Dubrovnik, Spalato e le isole più note può trovare in Brač — e in Blaca in particolare — un livello di lettura del territorio completamente diverso. Chi invece si avvicina per la prima volta alla Serbia può usare Manasija come porta d’ingresso a una storia medievale poco raccontata in Occidente, eventualmente combinando la visita con altri siti della Serbia centrale. Per approfondire il contesto storico e artistico di Manasija, il reportage di Euronews Italia sui tesori medievali della Serbia offre un punto di partenza utile.

Blaca e Manasija non sono destinazioni per chi cerca comodità o itinerari preconfezionati. Sono posti che chiedono qualcosa — un po’ di fatica, un po’ di curiosità, la disponibilità a rallentare. In cambio, offrono quella sensazione rara di trovarsi in un luogo che ha sopravvissuto a secoli di storia non perché qualcuno lo abbia promosso, ma perché era abbastanza solido — nelle fondamenta e nel significato — da resistere da solo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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